Somalia, blitz francese contro i pirati

sabato 11 aprile 2009

Liberata nel sangue, con un blitz di forze speciali francesi, l'imbarcazione "Tanit", sequestrata da pirati somali il 4 aprile scorso. Nel blitz ha perso la vita uno dei 5 ostaggi, insieme a due dei sequestratori. Gli altri ostaggi, uno dei quali un bambino di 3 anni, stanno bene, mentre gli altri 3 pirati sono stati catturati.

Il governo francese, per bocca del ministro della difesa Hervé Morin, ha comunicato l'esito del blitz insieme a note di poco velata irritazione nei confronti dei proprietari del veliero, Florent Lemaçon e sua moglie Chloe, che si erano imbarcati insieme al figlio Colin nonostante numerosi fossero stati i tentativi di dissuaderli dall'intraprendere la rotta che da Vannes (in Bretagna), via Gibuti doveva portarli a Zanzibar, in Kenya; ad ogni scalo erano stati scongiurati, ma avevano ugualmente preso il mare per l'ormai pericoloso Corno d'Africa, dove sono stati catturati a circa 400 miglia al largo della costa di Capo Hafun, esattamente un anno dopo il sequestro del mercantile francese "Ponant".

La posizione della Somalia nel continente africano.
Foto di repertorio: un collage di immagini di pirati somali ripresi a bordo della nave Faina durante il suo dirottamento

Secondo il ministro Morin l'ostaggio ucciso, riferisce Le Figaro, è lo stesso armatore, Florent Lemaçon; il generale Jean-Louis Georgelin, capo di stato maggiore della difesa, ha precisato che è stato colpito sottocoperta da pallottole vaganti, durante il conflitto a fuoco fra pirati e teste di cuoio quando queste ultime irrompevano nel quadrato. Il governo francese aveva anche proposto il pagamento di un riscatto, ma - sempre secondo l'Eliseo - la proposta era stata respinta dai pirati; l'entità del riscatto proposto non è stata rivelata.

La coppia teneva un blog con le loro avventure di viaggio, sul quale l'ultimo post è del 20 marzo; in esso si legge della consapevolezza di essere entrati nella zona infestata dai pirati (nous sommes en plein dans la zone à risque pour le piratage) e viene raccontato il contatto con un elicottero militare francese, che li ha seguiti per qualche tratto della navigazione raccomandando loro di allontanarsi dalle rotte commerciali. Nel blog si racconta anche, peraltro, che il bambino veniva fatto dormire a prua ed in alto, una posizione nella quale il mare si sente in modo particolarmente accentuato. Curiosamente, il nome della dea-madre fenicia Tanit cui l'imbarcazione è intitolata, nella lingua egizia si legge come "Terra di Neith", il cui culto si celebrava nelle acque egiziane da non molto lasciate dall'imbarcazione, e che è invece la mitologica guardiana dei morti in battaglia.

Allarme pirateria nei mari somali

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Resta drammaticamente grave la situazione delle acque dell'Africa Orientale, letteralmente infestate dai pirati che solo nell'ultima settimana hanno attaccato e catturato natanti di nazionalità yemenita, tedesca, statunitense, norvegese, ma si sospetta che vi siano stati anche dirottamenti e sequestri non denunciati.

Per contrastare il fenomeno, la cui recrudescenza è attualmente allarmante, gli stati europei hanno attivato il servizio "Atalanta", una forza navale multinazionale. Il Corno d'Africa, che crea una sorta di strettoia nel passaggio fra l'oceano indiano, il golfo di Aden ed il Mar Rosso (da cui si passa in Mediterraneo), suscita certamente le mire dei pirati sia per quantità che per qualità dei traffici mercantili che vi transitano, corrispondenti quanto a naviglio - secondo Libero Reporter - al 12 per cento della navigazione commerciale mondiale, e quanto al carico al 20 per cento delle risorse energetiche mondiali. Per questo oltre alla flotta europea sono in mare anche forze statunitensi (la CTF 151, "Combined Task Force", in seno alla V Flotta della US Navy) e navi militari russe, canadesi e di altri paesi.

Tuttavia, malgrado un così imponente spiegamento di forze, è di queste ore la vicenda del mercantile americano "Maersk Alabama", il cui equipaggio ha sì potuto respingere l'attacco, ma non è riuscito ad impedire che venisse tratto in ostaggio il comandante Richard Phillips. Trasportato su una scialuppa che si ritiene sia ormai a secco di carburante, è riuscito a gettarsi in mare per provare a raggiungere l'incrociatore statunitense Bainbridge che lo sta seguendo, ma è stato riacciuffato a nuoto e riportato a bordo dai pirati, con i quali sono in corso delle trattative.