Incendi California: almeno 42 morti, 228 dispersi e 300 mila evacuati

lunedì 12 novembre 2018

Fotografia presa da un satellite Landsat
Donald Trump

In fiamme ancora lo stato della California: i roghi rallentano, ma senza fermarsi; sei sono gli incendi più vasti che non danno tregua agli abitanti e ai soccorritori, fra i peggiori scoppiati negli ultimi trent'anni nello stato californiano.

Il rogo più esteso, quello a nord di Sacramento, è in parte ancora fuori controllo; nella regione della Sierra Nevada regna ancora il caos. La cittadina di Paradise, con una popolazione di 27.000 abitanti, è stata cancellata dalla mappa geografica, con almeno 14 morti: alcune aree sono inaccessibili.

Dopo diversi giorni solo un quarto del rogo denominato Camp Fire è stato contenuto, ma oltre 7.000 case sono andate distrutte. Più giù, tra la contea di Los Angeles e quella di Ventura, altri due incendi, di dimensioni più piccole: l'Hill Fire, domato per il 10 per cento, e il Woolsey Fire, quasi spento. Intanto nella California, ci sono oltre 300.000 sfollati.

Nelle zone più colpite ci sono dei boschi e villaggi in cenere, case abbandonate e vie deserte. Quasi tutti i cadaveri sono stati ritrovati dentro le abitazioni o nelle auto con le quali intendevano scappare. La protezione civile, addirittura, ha dovuto predisporre delle stazioni mobili per l'individuazione del Dna, poiché spesso hanno ritrovato solo delle ossa.

I venti, che soffiano a oltre 110 chilometri orari, aumentano i pericoli e la creazione di sconvolgenti fire tornado (tornado di fuoco) che distruggono quanto incontrano. L'aria è diventata più irrespirabile, con una banco di nebbia di colore arancione che si estende su quasi tutta la California.

Intanto, senza rispondere alle critiche, dall'Europa Donald Trump dà la responsabilità alle autorità californiane, accusandole di una cattiva gestione dei boschi: Possiamo fermare la devastazione che colpisce troppo spesso la California. Usate il cervello!, scrive il Presidente, che aveva minacciato la riduzione dei fondi federali. Pronta è arrivata la replica delle autorità locali: Il presidente si informi, a bruciare sono soprattutto i boschi di proprietà dello stato federale, non quelli statali. Adirati pure gli ambientalisti che danno la colpa alla siccità, provocata dai cambiamenti climatici, a cui il magnate americano non crede.

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